Il Palio di Sant’Agapito Martire

Ci avviciniamo a quello che è il fulcro delle iniziative estive prenestine, i festeggiamenti per Sant’Agapito e la rievocazione storica che si svolge oramai da quasi quaranta anni durante le celebrazioni per il Santo Patrono.

La rievocazione storica del Magistrato del Palio ci riporta al momento dell’erezione della città a principato, nel 1571, e ci immerge in ciò che era una volta Palestrina, una antica città racchiusa all’interno del poderoso sistema di mura lasciatoci in dono dall’epoca antica testimonianza di quanto la  città moderna sia costruita riutilizzando per larga parte ciò che c’era della città antica.  Durante il Palio la città viene simbolicamente suddivisa in quattro rioni che prendono il nome dalle porte della città.

Le porte urbiche non sono semplicemente una barriera, ma sono un spazio fisico e architettonico complesso, che ha molteplici significati anche immateriali. La porta di per sé è una barriera fisica tra città e campagna, ma può assumere significati diversi ed essere un varco tra passato e futuro, realtà ed immaginario un po’ come per la rievocazione storica del Palio, poiché delle quattro porte rionali, due non esistono più. Della Porta di San Biagio non ne esiste più alcuna traccia, né fisica né immaginaria, così come della chiesa di San Biagio dalla quale traeva il nome. Gli scaloni di San Biagio, che terminano all’interno del grande portico, una volta aperto, del convento carmelitano di Sant’Antonio abate, probabilmente in un tratto del loro percorso erano interrotti da questa porta, della quale non vi è più traccia, come della chiesa riconvertita in un appartamento privato.

La porta di San Giacomo invece fu completamente smantellata, come attestato dai pagamenti compiuti dalla Famiglia Barberini, ed il materiale riutilizzato per la costruzione del monumentale varco meridionale chiamato Porta del Sole, che ancora oggi oltrepassiamo per entrare in città.

Porta San Martino, con la sua torre e le merlature, forse è l’unica che evoca meglio l’antico passato feudale. L’ultima, che domina incontrastata tutta la città è Porta San Cesareo. L’antico varco di accesso per chi giungeva da Cave è caduto progressivamente in disuso, come la chiesa omonima che venne abbattuta alla metà del 1700.

Tra porte e vicoli si respira la storia di altri tempi… tutta ancora da scrivere e rivivere!