Museo Archeologico Nazionale di Palestrina

Il Museo Archeologico Nazionale è ospitato all’interno del palazzo Colonna Barberini, costruito sulla porzione superiore del Santuario della Fortuna Primigenia. I nuclei fondamentali della raccolta hanno origine già agli inizi del 1900 con il Museo Barberiniano, ma è solo nell’immediato Dopoguerra, dopo l’acquisto del palazzo da parte dello stato, che il Museo Archeologico Nazionale verrà inaugurato nel 1956. Nel 1998 è stato effettuato il nuovo allestimento della collezione, arricchita di numerose nuove acquisizioni e organizzata seguendo criteri tematici. Il percorso di visita si svolge attraverso la successione di differenti temi: dal culto di Fortuna, alla scultura ellenistica e iconica, fino all’età augustea e imperiale, per passare ai documenti epigrafici e agli altri culti di Praeneste.

Il percorso di visita inizia al primo piano, nelle sale che si aprono a sinistra dell’atrio di ingresso. Qui si conservano le testimonianze del culto della dea Fortuna Primigenia, come la straordinaria statua colossale di Iside-Fortuna, in marmo bigio morato, un originale ellenistico dell’ultimo quarto del II secolo a.C., e la testa di Fortuna, rinvenuta nel riempimento del pozzo delle sortes, sulla Terrazza degli Emicicli, anch’essa di fattura tardo ellenistica ma di ispirazione classicheggiante. Sempre al primo piano si possono ammirare importanti testimonianze di età imperiale come uno dei meravigliosi rilievi della serie Grimani, una lastra in marmo lunense di età augustea rinvenuta in un edificio di età tardo antica, il cosiddetto macellum, dove era stata reimpiegata, che rappresenta una scena di allattamento di una cinghialessa ai suoi piccoli, inserita in un paesaggio bucolico, o lo splendido rilievo con la raffigurazione del trionfo dell’Imperatore Traiano. Il rilievo, della prima età adrianea, raffigura un corteo trionfale nel quale l’imperatore Traiano è rappresentato mentre avanza su una quadriga.

Il secondo piano è dedicato agli altri culti diffusi a Praeneste e all’esposizione dei corredi funerari rinvenuti all’interno delle tombe medio-repubblicane (IV-III secolo a.C.), scavate alla fine dell’Ottocento. Tra i reperti che compongono il corredo funerario è possibile osservare le splendide ciste, contenitori in legno e cuoio rivestiti di lamina in bronzo, di forma cilindrica, dotati di coperchio e utilizzati per contenere gli oggetti più personali della donna. Nella sala contigua si possono ammirare i celebri busti femminili e i cippi funerari di calcare a forma di pigna, uno degli elementi simbolici più rappresentativi della cultura funeraria prenestina. Nell’ala sinistra sono allestiti i reperti fittili provenienti dal santuario suburbano di Ercole.

Completano la visita, al terzo piano, parte degli splendidi pavimenti musivi degli edifici pubblici e privati della città antica, come il mosaico policromo detto dei Grifoni, proveniente da una domus privata e il capolavoro della collezione: il mosaico del Nilo. Il grande mosaico policromo raffigurante l’inondazione del Nilo, opera della fine del II secolo a.C., in cui troviamo rappresentato, da maestranze provenienti da Alessandria d’Egitto, il paesaggio egizio durante la piena del Nilo. Nella stessa sala si può osservare anche il plastico ricostruttivo del Santuario della Dea Fortuna al terzo piano del Museo.
Conclude il percorso di visita il criptoportico, la galleria di epoca romana che corre sotto la gradinata della cavea. Il criptoportico è coperto da una volta a botte e realizzato in opera incerta. Originariamente la volta doveva essere decorata con stucchi. Il pavimento, ancora conservato in alcuni tratti, era realizzato con tessere irregolari di calcare alternate a scaglie di pietre policrome (lithostroton). Nel criptoportico è possibile vedere una serie di altri materiali lapidei che illustrano la storia del santuario, della città e del territorio.

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