Le Mura Poligonali e Porta Del Sole

Le mura poligonali costituiscono un poderoso anello difensivo che cingeva l’antica città di Praeneste e la sua acropoli, l’attuale paese di Castel San Pietro. Realizzate in blocchi poligonali di calcare, la roccia sedimentaria di cui si compone il Monte Ginestro, si datano tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C., grazie al rinvenimento di materiale fittile dell’epoca reperito nel terrapieno di sostentamento interno del circuito durante gli scavi condotti nel 2010.

L’anello di fortificazioni si estende per una lunghezza di 4,5 km, cingendo l’abitato di Castel San Pietro Romano e scendendo a valle con due rettifili, di cui quello orientale è ben conservato e giunge fino a porta del Sole. Nella città di Palestrina, lungo l’attuale via del Sole è ancora possibile ammirare il tratto più meridionale delle mura, restaurato nel tardo medioevo utilizzando blocchi di tufo, più leggeri e modellabili. Le mura poligonali furono realizzate impiegando blocchi di calcare dalla forma irregolare, messi in opera a secco, sui quali internamente si addossava un terrapieno. Lungo il tratto montano delle mura è possibile vedere interventi di restauro, realizzati nel corso del Medioevo, con piccoli blocchetti e l’ausilio della malta, nonché una serie di torrette di avvistamento, ascrivibili allo stesso periodo di tempo. A ridosso di un importante accesso, collocato a sud dell’antica area urbana di Praeneste, oggi sorge la porta del Sole, ingresso meridionale alla città edificato dal principe Taddeo Barberini (1603-1647) nel 1642 su progetto di Francesco Contini (1599-1669).

L’architettura celebra l’ingresso trionfale della famiglia in città, pochi anni dopo la vendita del feudo da parte dei Colonna (1630). La porta è collocata in prossimità di un importante accesso antico all’area urbana che si apriva lungo le mura poligonali, inglobando l’antico accesso medievale di porta San Giacomo. Il grande fornice di accesso è inquadrato da due coppie di colonne con capitelli tuscanici poggianti su una base di travertino ed è sormontato da una centina e da un timpano spezzati, al centro dei quali campeggia il blasone di famiglia coronato, ma privo delle api Barberini perse in età napoleonica. Un grande sole, emblema della famiglia, occupa il centro dell’architrave spezzato. Due feritoie con toppa circolare si aprono nel paramento murario laterale della porta. Recentemente restaurata è tornata al suo antico splendore.

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