Area Archeologica del Santuario della Dea Fortuna Primigenia

L’area archeologica del Santuario della dea Fortuna Primigenia venne riportata alla luce alla metà del secolo scorso quando, in seguito al pesante bombardamento alleato del 1944 che devastò la città di Palestrina, si procedette allo sgombero delle macerie degli edifici che nel corso dei secoli vennero costruiti sui terrazzamenti occultandone la vista.
Il Santuario della Fortuna Primigenia è un monumentale complesso architettonico di natura religiosa dedicato alla dea Fortuna Primigenia, il cui culto è attestato nella città di Praeneste dall’età repubblicana fino all’epoca imperiale.

L’aspetto attuale del Santuario è il frutto di un’imponente ricostruzione edilizia da assegnare alla fine del II secolo a.C.: in quegli anni, infatti, la città di Praeneste, grazie ai floridi commerci con l’oriente, visse un periodo di grande prosperità e la classe aristocratica al potere decise di investire i propri capitali nella ricostruzione, in forme monumentali, del Santuario della dea Fortuna Primigenia.
Il complesso si articola in una serie di terrazze artificiali adagiate sul pendio del Monte Ginestro, collegate tra loro da rampe e scale che, dall’attuale via del Borgo, in cui è ancora visibile la sostruzione in opera poligonale, conducevano alla tholos sommitale del tempio, luogo di culto per eccellenza, i cui resti sono oggi inglobati all’intero di palazzo Colonna Barberini.

Il percorso ascensionale dei fedeli aveva inizio in un primo grande terrazzamento dove erano allogate delle vasche lustrali per la purificazione, qui erano posizionate due rampe simmetriche composte di un doppio passaggio: quello esterno era coperto a volta, mentre quello più interno era scoperto. Le rampe terminavano in un’area di sosta che immetteva nella soprastante Terrazza degli Emicicli. Da questa area il fedele aveva una visuale completa della vallata sottostante.
La Terrazza degli Emicicli costituiva il primo dei due poli essenziali del culto. Questo ambiente era costituito di un lungo portico con colonne doriche e arricchito da due emicicli simmetrici con colonne in stile ionico. Questi erano ricoperti da una volta anulare a cassettoni, parzialmente conservata nell’emiciclo orientale. Di fronte agli emicicli orientali era situato un pozzo, ancora visibile in loco, in origine circoscritto da un’edicola circolare. Il pozzo è stato identificato in base al testo di Cicerone (De Divinatione) con l’oracolo del tempio, il luogo in cui si svolgeva la consultazione delle sortes, il volere della dea Fortuna. Il pozzo è il luogo in cui, secondo la tradizione riportata da Cicerone, Numerio Suffustio, un pio cittadino dell’antica Praeneste, scavando trovò le sortes tagliate nella quercia e incise con antiche lettere. Questa cavità divenne la sede dell’oracolo, infatti, nel pozzo sempre secondo Cicerone, veniva calato un fanciullo che raccoglieva le sortes con il responso della Dea che veniva poi interpretato dai sacerdoti. All’interno del pozzo venne rinvenuta la testa di Fortuna, elemento della scultura in cui la Dea era rappresentata nell’atto di allattare Giove e Giunone fanciulli, alludente al rituale delle matres castissimae.

Al di sopra della Terrazza degli Emicicli si trovava la terrazza detta dei “fornici a semicolonne”, una sequenza di vani di forma quadrangolare coperti con volte a botte, scanditi esternamente da semicolonne. La loro destinazione d’uso risulta attualmente ancora incerta.
Una scala centrale permetteva l’accesso ad una grande piazza soprastante detta “della Cortina”, un grande spazio chiuso lateralmente da portici in ordine corinzio. Sul lato di fondo della piazza, i due bracci del portico, il cui pavimento è ornato con tessere irregolari di calcare alternate a scaglie di pietre policrome (lithostroton), erano uniti da un criptoportico scandito esternamente da grandi fornici che si affacciavano sulla piazza. Il criptoportico sosteneva un’ampia cavea teatrale coronata in cima da un monumentale emiciclo porticato.

In cima, nel punto più alto del Santuario vi era la tholos, (i cui resti sono oggi inglobati nel palazzo Colonna Barberini) l’edificio circolare che accoglieva la statua bronzea della dea Fortuna Primigenia. La sua posizione dovrebbe corrispondere al luogo in cui, secondo Cicerone, l’ulivo trasudò il miele davanti agli occhi di Numerio Suffustio.

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