Le api dei Barberini… uno strano ronzio…

Nel gennaio del 1630 Don Carlo Barberini, fratello del pontefice Urbano VIII acquistò il feudo dal principe Francesco Colonna. Il volto della città moderna è stato in gran misura disegnato dalle opere di mecenatismo che i Barberini attuarono in città.

L’elemento che permette di capire che un’opera che stiamo ammirando è il frutto di una committenza Barberini è lo stemma nobiliare che campeggia 9 volte su 10 sulle opere da loro commissionate.

La famiglia Barberini possiede uno stemma che prevede tre api su un fondo azzurro. Nella simbologia araldica l’azzurro, il colore del cielo, rappresenta la gloria, la virtù e la fermezza incorruttibile. L’ape invece, è l’animale simbolo per eccellenza dell’operosità, del lavoro, della dedizione e dell’eloquenza.
Le api Barberini si sono posate molte e molte volte su tanti edifici della città di Palestrina, segno della loro magnificenza.
Sulla facciata ed all’interno della chiesa di Santa Rosalia, cappella privata del palazzo , tra arredi, candelabri, paliotti d’altare, l’ape Barberini è rappresentata circa 200 volte.

Lo stemma era inoltre presente sulla monumentale porta d’accesso alla città che il principe Taddeo Barberini commissionò all’architetto Francesco Contini nel 1642: Porta del Sole. Sullo scudo araldico, sormontato da una corona, le api non sono più visibili poiché abrase dalle truppe napoleoniche alla fine del Settecento.
Le api barberiniane sono entrate di forza anche nella Cattedrale prenestina, posandosi sulla quinconce del paliotto d’altare della cappella di San Lorenzo. L’antico sepolcreto della famiglia Colonna al passaggio di consegne del feudo divenne una proprietà Barberini, così come nella chiesa di Sant’Antonio abate, le api dei Barberini sono presenti nel sottarco all’interno della cappella di Sant’Alberto da Trapani, sempre nella navata sinistra. Anche questa in origine era l’altare dei Colonna ed è l’unica che presenta, infatti, una ricca decorazione.

Un altro edificio su cui campeggiano le api Barberini è l’attuale sede del Museo Diocesano di Arte Sacra, dove, sul portale d’ingresso campeggia lo stemma del cardinale Antonio Barberini juniore al quale si deve la fondazione in queste stanze, del Seminario Diocesano istituito nel 1669.
Senza dimenticare l’antico Forno della città su corso Pierluigi, oppure i grandi conventi, quello di Sant’Andrea (del Bambin Gesù) oppure quello distrutto di Santa Maria degli Angeli… per non parlare del Palazzone e del Palazzetto al Corso… insomma un ronzio che ancora oggi contraddistingue il volto della città moderna.

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