Palazzo Mocci

Su Piazza San Pietro, nello spazio pubblico fatto aprire dai Barberini all’inizio degli anni trenta del 1600, all’interno di un progetto di riqualificazione urbanistica, si affaccia il Palazzo Mocci. L’edificio deve il suo nome alla famiglia Mocci, una delle casate più illustri e antiche di Castel San Pietro Romano. I membri della famiglia avevano ottenuto nella prima metà del Settecento grandi riconoscimenti, sia tra i principi Barberini, i quali appoggiarono più volte la loro elezione a castellani (l’odierna carica di sindaco), sia nella società romana. Cesare Stefano Mocci, prelato e avvocato, seppe distinguersi in maniera eccellente in una particolare causa giuridica, tanto da essere premiato dal pontefice Clemente XII Corsini. È al Mocci che si deve, nel segno del prestigio familiare, la costruzione del palazzo.

L’edificio fu commissionato all’architetto Nicola Michetti (1675-1578) . Nicola Michetti, allievo di Carlo e Francesco Fontana, era all’inizio del XVIII secolo un architetto di fama nazionale e internazionale. Nel panorama romano l’architetto si era fatto notare sia con importanti commissioni in Vaticano, sia con lavori per le nobili famiglie, ottenendo in seguito dallo zar Pietro il Grande la commissione per i lavori nella nascente San Pietroburgo. Nel realizzare il palazzo Nicola Michetti mette in atto, semplificandola, la lezione di Carlo Fontana. L’edificio, realizzato in un periodo compreso tra il 1732 e il 1738, è caratterizzato da una facciata articolata orizzontalmente su tre ordini mentre lateralmente, al piano terreno è inquadrato da due paraste bugnate. Una cornice marcapiano tra il primo e il secondo livello segnala un cambio di decorazione: bugnata liscia al piano terreno, completamente liscia ai piani superiori.

La decorazione termina con un ricco cornicione modulato. La fascia centrale, sopra il portone d’ingresso, presenta un piccolo balconcino che va ad appoggiarsi sulla mensola del portale, raccordandosi attraverso due volute scanalate terminanti in due conchiglie. Al centro del portale, lo stemma nobiliare non è più presente, probabilmente è stato abraso al passaggio delle truppe napoleoniche alla fine del Settecento. Il palazzo assunse nel passare del tempo un valore importante per la comunità di Castel San Pietro Romano: era all’interno delle sue stanze che si riunivano il castellano e i suoi consiglieri per deliberare sulla vita sociale dei concittadini della comunità. Il Palazzo Mocci ospita oggi il Centro Visitatori del Museo Diffuso.

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