Il Complesso Conventuale di Sant’Antonio Abate

La chiesa di Sant’Antonio abate e l’annesso convento dei Padri Carmelitani si aprono in uno dei quartieri più antichi della città: il Borgo. Oggi quest’area è considerata il centro storico di Palestrina ma, nel periodo tardo medievale, era l’estrema periferia poiché il complesso di sant’Andrea, sviluppato nelle vicinanze della chiesa, ospitava il presidio d’accoglienza e l’ospedale che, secondo le norme del tempo, doveva essere in una zona esterna al perimetro urbano. I Padri Carmelitani giunsero a Palestrina chiamati da Stefano Colonna (1433-?) nel 1467: in quell’anno il signore di Palestrina affidò all’ordine la chiesa e concesse ai frati la possibilità di costruirvi accanto un piccolo convento. La chiesa, che necessitava di continui e costanti interventi di manutenzione, fu completamente riedificata negli anni venti del 1600 su progetto di Orazio Turriani (1602-1657) per volontà di padre Sebastiano Fantoni (1550-1623), Priore del convento e poi Generale dell’Ordine.

La chiesa è a navata unica con sei cappelle, tre per lato, non comunicanti tra di loro, mentre la zona del presbiterio, con un’abside a terminazione piana, è leggermente rialzata e impreziosita da una splendida decorazione con marmi policromi che inquadra la pala d’altare: una tavola rappresentante la Beata Vergine del Carmelo, l’unica testimonianza dell’edificio quattrocentesco. Dietro l’altare vi è la sala del coro, opera di Giovanni Mandelli, quest’ultimo, purtroppo, seriamente compromesso a causa dell’inserimento, negli anni sessanta del 1900, del nuovo organo. All’interno, in controfacciata, campeggia lo stemma di Padre Sebastiano Fantoni, un elefantino sormontato da un albero, rintracciabile anche in molti punti della decorazione architettonica, mentre sulla parete sinistra del presbiterio è murata la sua lapide funeraria. All’interno della chiesa, da sinistra verso destra troviamo la cappella del Crocifisso, sacello privato della famiglia Fantoni, un tempo ospitava la scultura lignea dell’Ecce Homo; la cappella di sant’Alberto da Trapani, l’unica ad essere riccamente decorata con stucchi dorati che riproducono le armi della famiglia Colonna e poi Barberini e quelle delle antiche corporazioni prenestine devote a sant’Antonio; la cappella della Madonna del Carmine, che ospita la scultura solennemente portata in processione nel giorno del suo festeggiamento. Sul lato opposto, partendo dall’area del presbiterio sono allogate la cappella del Sacro Cuore; la cappella di sant’Antonio Abate, sacello privato dell’Ordine Carmelitano, dove campeggia la pala d’altare dedicata al Santo titolare, e infine il Battistero. Originariamente quest’ultima cappella era dedicata alla Madonna di Trapani e ospitava il busto ligneo della Madonna dei Sette Dolori. Nel convento sono conservate alcune tele di artisti napoletani di scuola caravaggesca, e i due busti di scultura lignea di influsso spagnolo. Nel giardino del convento sono visibili pezzi dell’antica chiesa e materiali archeologici rinvenuti durante gli scavi condotti intorno alla chiesa e al convento fin dal Seicento, mentre nel granaio, risalente alla ricostruzione operata dal Fantoni, sono conservati frammenti di mosaico a tessere bianche e nere della tarda età repubblicana (II-I secolo a.C.).

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